Un estratto dal mio nuovo libro “Le esperienze fuori dal corpo”

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L’Ego e le sue trappole

 

La notte del 24 marzo 2012, durante quello che ritengo essere ad oggi il periodo più cupo della mia vita a causa di una situazione personale estremamente difficile che mi causava incubi notturni da quasi tre mesi e mezzo, mi capitò un’esperienza straordinaria. Fu una sorta di sogno mistico, sebbene a tutt’oggi non sia certa che si possa ritenerlo un semplice sogno. Ricordo di essere entrata in una casa a me sconosciuta e di avervi incontrato mia nonna materna, deceduta ormai da ventiquattro anni. Nonostante i numerosi incontri avuti con lei dopo la morte (in sogno, sogno lucido, OBE o tramite contatto medianico), ero talmente stupita di ritrovarla viva che era come se questa fosse la prima volta che ci vedevamo dopo la sua morte e la cosa mi animava di una consapevolezza nuova e più profonda.

Mia nonna voleva riportarmi con la memoria all’epoca in cui aveva ottantatre anni: si trattava del 1981, un periodo in cui soffrivo di stress post-traumatico a causa del terremoto molto forte che aveva colpito l’anno prima la nostra cittadina e l’area circostante. Ero consapevole, all’epoca di questa esperienza, del fatto che il terremoto aveva fatto crollare molte mie certezze fin dalle fondamenta, ma capii solo in seguito quanto mia nonna stesse cercando di riportarmi alla mente un evento passato che era stato destabilizzante quanto quello che stavo vivendo in quel momento e che, come quello, mi avrebbe a tempo debito aperto gli occhi sugli scopi più profondi dell’esistenza.

Tornando al mio sogno, non appena mi resi conto che mia nonna era viva, notai che era accompagnata da suo nonno, un antenato di cui nulla sapevo, anche lui incredibilmente vivo. Questo rese la mia consapevolezza del fatto che la vita continua dopo la morte ancora più profonda di quanto non lo fosse mai stata in qualsiasi precedente incontro con persone defunte.

Come spesso accade nei sogni, mi trovavo al di fuori del tempo lineare e mi è difficile ricostruire la sequenza esatta degli avvenimenti, ammesso che ce ne fosse una. Ad ogni modo, in questa circostanza probabilmente innescata dalla dolorosa situazione che stavo vivendo, avvenne per me un fatto senza precedenti: mi ricordai di come mi sentivo prima di venire in questa vita e di quanto profondamente amassi tutte le persone che in questa vita avrei incontrato. Per quanto ne sapessi, prima (al di là) del mio ingresso nel tempo, nessuno mi aveva spiegato chiaramente come tutti questi meravigliosi sentimenti di amore, affetto e tenerezza potessero, come in un negativo fotografico, trasformarsi con la nascita nel mondo fisico in paura, senso di colpa, incubi, gelosia, odio, rabbia o altri sentimenti tossici.

Mi sentii non solo tratta in inganno, ma arrabbiata per il fatto di essere nata, di essere stata convinta ad investire tutto questo amore in qualcosa che si sarebbe trasformato in tanta sofferenza. In quell’istante sapevo con certezza che maggiori fossero in partenza i sentimenti di amore, maggiore sarebbe stata la corrispondente vulnerabilità nel mondo, proprio come in un negativo fotografico. Prima di venire non avevo idea che sarebbe successo tutto questo.

Col senno di poi, questa fu per me la più grande prova acquisita di prima mano circa la preesistenza della nostra identità personale, unica e anche eterna! Ma andiamo avanti.

Vidi anche degli eventi cruciali in qualche modo da noi già decisi prima di venire al mondo e come, dell’evento più importante di tutti, fosse stata scattata una sorta di foto festosa e celebrativa per contrassegnare fin da allora quella che sarebbe stata una delle pietre miliari delle nostre vite. Tuttavia ricordo anche che questa foto celebrativa era circondata da specchi deformanti e mi resi conto di come il medesimo evento possa essere percepito in modi diversi e distorti sul piano fisico a seconda dei punti di vista. Questo fatto in qualche modo mi spiegava le cause del momento difficile e doloroso che stavo attraversando.

Mi resi conto per la prima volta che quando veniamo in questa vita la nostra identità personale esiste già (oltre lo spazio e il tempo), ma una sorta di amnesia ci impedisce di ricordare l’immenso amore che ci lega gli uni agli altri, amnesia che in quell’esperienza del 2012 minò la mia salute come mai prima.

Anche se le circostanze di cui parlo si chiarirono poi felicemente e recuperai non solo la salute ma una consapevolezza molto più profonda circa i rapporti che intessiamo in questa esistenza proprio grazie al fatto di poterci vedere separati gli uni dagli altri e soggetti ad incomprensioni, ho voluto riportare ancora una volta questo episodio nato da circostanze estremamente dolorose per dare un’idea concreta di ciò che intendo per Ego, di come il nostro spirito non conosca prima dell’incarnazione tutti i risvolti umani di questa amnesia e del salto nel buio che la nostra nascita sul piano fisico rappresenta quando ci sentiamo sprofondare nella disperazione.

Mi resi conto che, se non ci fosse l’amore con la “A” maiuscola che conosciamo per esperienza diretta in qualità di spiriti disincarnati, e che ci aspettiamo naturalmente di ricevere per essere felici, non potremmo conoscere tutto l’insieme di sentimenti anche dolorosi che si provano nella vita terrena a seguito della sua privazione. Con il passare dei giorni trassi la conclusione che esisteva un motivo profondamente spirituale per quello che mi stava succedendo, anche se nei momenti più bui non mi era dato comprenderlo.

Durante quell’esperienza capii anche che, per quanto lontano potesse apparirmi quel meraviglioso stato di amore ultraterreno che mi era stato dato di ricordare, esisteva la possibilità di ritrovarlo ogniqualvolta l’avessi desiderato: infatti, nonostante le oggettive difficoltà che devastarono la mia salute quell’anno, avevo aperto una porta fra quelli che mi erano in precedenza apparsi come due mondi distinti e potevo fluidamente muovermi fra essi, riportando sul piano terreno la luce del luogo dal quale tutti veniamo.

L’ingresso in questa vita terrena non è solo un immersione temporanea nel tempo e nello spazio, ma anche una separazione dalle nostre conoscenze più profonde, che porta invariabilmente con sé una percezione distorta delle cose. Sebbene avessi maturato la certezza che la nostra identità personale esista oltre il tempo e che anche i bambini non nati ne abbiano una (fatto che fino a quel giorno non mi era chiaro), in qualità di spiriti disincarnati immersi nel puro amore incondizionato non conosciamo la separazione, e l’Ego è il concetto che uso per spiegare come questa separazione si possa apprezzare.

L’Ego è come un abito che indossiamo quando nasciamo e che ci serve solo nel corso della vita incarnata per tutelarci da eventuali pericoli di ordine materiale. È un qualcosa che non ha una coscienza, ma solo delle funzioni, prima fra tutte quella di tenere viva l’illusione che noi siamo soltanto un corpo fisico. L’Ego espleta tali funzioni tramite strumenti che, per puerili che siano, possono apparirci anche subdoli. Il suo compito è quello di tenerci ancorati al piano terreno: una sorta di inganno che diventa però intermittente quando ci ricordiamo che si tratta solo di un’illusione.

Da una parte, sul piano scientifico, come richiamato già in altre occasioni, la sua funzione è stata accomunata in parte a quella di una “valvola a riduzione” che permette al cervello di non essere sommerso da una marea di informazioni e conoscenze per noi ingestibile. Sul piano metaforico, possiamo vederlo come una lente d’ingrandimento, che ci permettere di mettere a fuoco un determinato spettro dello scibile che un essere mai incarnato non può discernere.

È importante ricordare la neutralità della funzione che l’Ego espleta nel creare la percezione della separazione, senza la quale non potremmo apprezzare tante cose che sul piano del puro spirito vengono date per scontate. D’altro canto, per assolvere a tale funzione, l’Ego si serve di determinati strumenti che desidero ricapitolare prima di addentrarmi nel tema dei viaggi astrali.

Nella seguente tabella ho cercato di elencare le convinzioni e caratteristiche cui l’Ego dà vita e di cui si nutre, contrapposte a quelle del nostro Vero Io (che chiamo anche Io Superiore o Io Completo), caratteristiche che assumono una connotazione negativa man mano che vengono rinforzate, nuocendo così a noi stessi e agli altri:

La prima volta che ho sentito parlare di Ego nell’accezione specifica che propongo nei miei scritti è stata verso la fine degli anni Novanta da parte di autori che attribuivano però la sua nascita a un atto di arroganza dell’uomo nei confronti di Dio, fonte di puro amore incondizionato e fonte e del Tutto. Al contrario, sulla base di quanto ho appreso dalle esperienze di NDE condivise da chi ha vissuto una vera e propria morte clinica per poi scegliere di tornare alla vita o essere informati che non era ancora giunto il loro momento, l’incarnazione è il frutto di una scelta ben diversa: la scelta entusiastica e coraggiosa di co-creare assieme a Dio, di cui tutti e tutto siamo emanazione.

La mia esperienza del 24 marzo 2012 me lo aveva confermato. Anche se in quel momento provavo risentimento per lo stato di amnesia che l’Ego comporta, andando a cancellare il ricordo fondamentale che la morte del corpo fisico è solo il risveglio da tale amnesia e conseguente stato illusorio, adesso sono infinitamente più forte e motivata grazie a questa consapevolezza, poiché so per esperienza di prima mano che chi dovesse apparirmi su questo piano terreno come poco amabile è in realtà motivato dalla paura o comunque da uno stato di oblio circa la propria vera essenza: veniamo tutti dalla medesima fonte di puro amore e innocenza, abbiamo tutti uno spirito fatto allo stesso modo, che può tuttavia essere più o meno oscurato dall’abito che l’Ego costituisce.

Erano stati i resoconti circa le esperienze di NDE che mi avevano introdotto in via per me teorica al concetto di amnesia riguardo al mondo paradisiaco dal quale veniamo quando ci incarniamo in un corpo fisico, amnesia che si ripete spesso con la fine di una esperienza di temporanea morte clinica andando anche ad interessare i ricordi più profondi di tale esperienza, quali per esempio i temi della missione di vita che ci siamo prefissi prima di nascere e che vengono spesso riproposti a chi vive una NDE per convincerlo a tornare in vita.

L’Ego è evidentemente il frutto di tale amnesia, indispensabile per vivere appieno la vita fisica, anche se sperimentare di prima mano il ricordo del tripudio di amore incondizionato da cui veniamo è tutt’altra cosa rispetto a sentirselo raccontare da altri.

Quindi non è assolutamente lecito o utile demonizzare l’Ego, come non è lecito demonizzare tante altre circostanze che fanno parte dell’atto creativo che le nostre esistenze costituiscono.

Ho scelto di descrivere l’Ego come un abito o una funzione senza una propria coscienza perché, a quanto ho potuto constatare, esso agisce in base a degli automatismi, che possono tuttavia tentare di boicottare la ricerca e l’esplorazione di ciò che esiste oltre il piano fisico.

Pertanto, ogni volta che sentiamo di trovarci davanti a un ostacolo che ci impedisce di raggiungere la pienezza di ciò che cerchiamo di realizzare sul piano spirituale, chiediamoci sempre se il nostro Ego ci stia in qualche modo boicottando.

Cercherò ora di ricapitolare con un elenco i sentimenti più comuni generati dall’Ego e di cui esso si nutre, al fine di permetterci di monitorare il nostro dialogo interiore, identificare eventuali forme di auto-sabotaggio e vagliare anche ciò che ci motiva di più nell’esplorazione dei mondi sottili:

̶  Paura.
̶  Ansia.
̶  Dubbi.
̶  Preoccupazioni.
̶  Pessimismo.
̶  Senso di inadeguatezza o insoddisfazione verso noi stessi.
̶  Materialismo.
̶  Avidità.
̶  Senso di colpa.
̶  Paura di punizioni.
̶  Penuria.
̶  Ingratitudine.
̶  Incontentabilità.
– Vittimismo.
̶  Tendenza a giudicare gli altri.
̶  Paura del giudizio altrui.
̶  Biasimo.
̶  Rancore.
̶  Ostilità.
̶  Odio.
̶  Gelosia.
̶  Invidia.
̶  Competitività.
̶  Rivalità.
̶   Mors tua, vita mea.
̶  Tendenza a distruggere e complottare.
̶  Vendicatività.

Senza generalizzare su alcuno di questi punti, basterà usare il nostro senso critico ogniqualvolta tali sentimenti ci si presentano per vagliarne la fondatezza ed affidabilità, specie se il loro effetto è quello di scoraggiarci dal perseguire obiettivi che sentiamo sani e giusti per tutti, facendoci sentire inadeguati.

Per esempio, se la paura può essere utile quando si tratta di evitare un pericolo concreto, è sicuramente un’insana consigliera se diventa il criterio di riferimento in base al quale misuriamo ogni cosa. Essa può innescare ogni sorta di freni, creando attorno a noi delle barriere apparentemente così solide da rischiare di compromettere pesantemente la nostra qualità di vita e il compimento della nostra missione, oltre ad indebolire il nostro sistema immunitario.

Il senso di inadeguatezza che può esserci stato anche involontariamente inculcato da bambini ogniqualvolta ci veniva detto o lasciato intendere che non eravamo all’altezza di un compito o non eravamo “capaci” di fare qualcosa rispetto agli altri può finire per generare un senso di impotenza da adulti, scarsa motivazione a perseguire un obiettivo o una tendenza allo scoraggiamento. Per esempio, alle elementari mi ritenevo incapace di disegnare e soprattutto incapace di imparare a farlo, in quanto l’insegnante, sicuramente in buona fede, era solita elogiare l’opera di una compagna rispetto ai lavori di tutti gli altri allievi: avevo quindi maturato un senso di inadeguatezza proprio nei confronti di quello che è oggi uno dei miei hobby preferiti.

In effetti, in termini di motivazione, tenacia e risultati, è straordinario l’effetto che ha su di noi la semplice convinzione di essere capaci di perseguire un obiettivo. È quindi essenziale sapere che da adulti tali punti deboli possono essere facilmente ribaltati.

Il concetto di penuria, secondo cui esisterebbero in ogni campo scorte limitate di benessere, può generare gelosia, rivalità o pessimismo quando ci si vede confrontati con il bene di cui godono altri.

Proverò paura, se non addirittura ostilità, per chi mette in dubbio ciò che sul piano terreno reputo di mia esclusiva proprietà ogni qualvolta confondo la realtà materiale con quella vera, che è di natura spirituale. Lo stesso dicasi per la paura e l’ostilità nei confronti di chi non condivide il mio pensiero, che è comunque filtrato dal cervello e dunque dall’Ego.

Se è vero che la realtà che viviamo sul piano fisico è soprattutto il frutto delle nostre aspettative, è lapalissiano che la paura di fallire in uno scopo anche nobile può diventare un fardello insostenibile.

Nel contempo, la voce del nostro Vero Io è la nostra principale alleata, in quanto è illuminata dall’assoluta supremazia dell’amore con la “A” maiuscola, dalla consapevolezza che siamo eterni e che il nostro spirito è fatto appunto di tenerezza, innocenza, gioia, sicurezza e condivisione di un’abbondanza di benessere senza fine. Proprio per questo, la voce del nostro Vero Io è ripetitiva e non incostante e mutevole come quella dell’Ego. Inoltre il nostro Vero Io è motivato dalla passione più che da un senso dell’obbligo, e sa apprezzare il momento presente e l’enorme potenziale in esso racchiuso.

La paura di altri atteggiamenti generati dall’Ego, quali il giudizio altrui, e i conseguenti sensi di colpa (che nulla hanno a che fare con la nostra coscienza), il rancore, la gelosia, la competizione, la rabbia, l’aggressività, l’odio e, dulcis in fundo, il vittimismo, generano nelle nostre vite dei circoli viziosi che il nostro Vero Io (o Io Superiore) può spezzare.

In particolare, come abbiamo già visto, l’assenza di amor proprio che l’Ego genera è alla radice di molti mali.

Naturalmente, la paura della morte o comunque dell’annientamento della nostra identità personale è la più infida forma di paura che l’Ego incarna, specie se riguarda la separazione da persone a noi care.

Di queste debolezze infuse dall’Ego sono ben consce le persone o organizzazioni che di proposito diffondono notizie improntate al terrorismo psicologico, di qualsiasi natura esso sia. Infatti, se per esempio ho paura di morire, potrei avere paura di ammalarmi, e questa paura come altre ha appunto l’effetto di abbassare le difese immunitarie.

Ora che abbiamo inquadrato le caratteristiche non costruttive di questa sorta di abito che ci permette di vivere nell’illusione di essere separati da Dio e gli uni dagli altri, allorché siamo in realtà impegnati ad esplorare e co-creare nuovi confini assieme al Creatore Supremo, è anche più facile comprendere l’importanza di rimuovere l’abito quando non serve, ovvero quando esploriamo in sicurezza i mondi sottili.

Poiché, come abbiamo visto, viviamo immersi in un fluido campo di energia che conferma le nostre aspettative anche subconsce come uno specchio, e siamo noi stessi costituiti da tale energia, tendiamo almeno sul piano fisico a sentire ciò che ci aspettiamo di sentire e a vedere ciò che ci aspettiamo di vedere.

Questo vale anche per i sogni o le esperienze astrali intraprese senza prima prendere atto di eventuali preconcetti inutili e dannosi.

Se per esempio ci troviamo in uno stato d’animo improntato al vittimismo, all’ingratitudine e alla mancanza di amore verso noi stessi che la scarsa autostima comporta, ciò ingigantirà altri stati d’animo derivanti dall’Ego e questi tenderanno a colorare le nostre esperienze. È in questi casi che possono verificarsi gli incubi oppure esperienze che comunque in qualche modo danno vita a eventuali aspettative negative.

L’esoterismo e l’occultismo cadono spesso nei tranelli dell’Ego finendo per proiettare sulla rappresentazione dei mondi sottili e finanche del dopo-vita le medesime dinamiche che tendono a causare conflitti e ingiustizie sul piano terreno. Nel tentativo di offrire un’alternativa al fondamentalismo religioso, si rischia di dipingere comunque un Aldilà all’insegna dell’Ego (come nel già citato caso del libro e film Nosso Lar), che nulla ha a che fare con la divina fonte di puro amore da cui veniamo e alla quale apparteniamo.

È per questo che non incoraggio le esplorazioni cosiddette extracorporee se si ha un atteggiamento poco amorevole verso se stessi e gli altri, o se si ha un debole per l’aspetto sinistro delle vicende umane. Sul fluido piano astrale tenderemo a trovare alle prime proprio le conferme di queste aspettative, che si interporranno come un muro fra noi e i sani progetti del nostro Vero Io.

Va detto che chi ama proiettare nei mondi sottili le medesime dinamiche che caratterizzano il mondo dell’Ego tende a dipingere tali pericoli facendo leva su tutto un sottobosco di superstizioni, paure e ignoranza. Sedicenti audaci professionisti che dichiarano di conoscere i lati oscuri dell’immaginario umano si offrono di sradicare i nostri demoni per noi, usando quella che dovrebbe essere semplice cautela e conoscenza della natura umana per dipingere scenari spaventosi qualora non si seguano le loro direttive.

D’altro canto ho trovato che esiste un altro pericolo, non meno tangibile: è l’atteggiamento ingenuo e imprudente basato sulla convinzione che tutto sia innocuo e che tutti possano fare tutto ciò che vogliono, perché i pericoli immateriali non esistono. Come abbiamo visto, non è così.

Un esempio lampante è costituito dal lutto per la perdita di una persona cara. Si tratta forse della forma più dirompente di sofferenza che aggredisce anche chi, saldo nella fede della vita eterna, subisce comunque uno shock a livello umano. Anche a persone che hanno maturato solide convinzioni sul dopo-vita può non essere risparmiato, oltre al dolore, un vacillamento di convinzioni già ben radicate. A maggior ragione, chi, per proprie convinzioni personali, ipotizza che nei mondi sottili si annidino insidie rischia di trovarle sulle prime materializzate in una OBE, anche se in realtà queste non sono altro che fantasie dell’Ego.

Riflettiamo per esempio su come un determinato filone di film di fantascienza tenda a raffigurare gli extraterrestri come mostri belligeranti che cercano di conquistare la Terra per dominarci e controllarci. Nella realtà, ci sono persone sopravvissute a esperienze di premorte che hanno avuto modo di vedere forme di civiltà diverse da quella terrena e hanno riscontrato quanto le medesime regole universali di amore incondizionato valgano per tutti.

Siamo costantemente bombardati da messaggi che confermano i preconcetti dell’Ego, ma lo siamo solo finché accettiamo di esserlo.

Sul piano astrale il nostro Ego inteso come ancora di connessione alla materia può giocare brutti scherzi e anche personificarsi come se fosse un individuo altro da noi. L’angoscia o altri sentimenti simili possono trasformare l’Ego personificato in una sorta di entità che può in modo suadente o anche aggressivo tentare di ostacolare un cammino di crescita alla scoperta di nuove verità.

Un caso classico è quello dell’adolescente cui capita un episodio di paralisi notturna senza conoscerne la natura e i meccanismi (che permettono alla mente vigile di percepire una realtà altra rispetto a quella strettamente fisica) e che decodifica la propria condizione di incapacità di muoversi o di emettere suoni come un evento sinistro, dove eventuali presenze sono percepite come malevole e responsabili del senso di costrizione in cui si trova. Nei paesi anglofoni tale interpretazione superstiziosa ha portato a definire talora la paralisi notturna come The Old Hag Syndrome, associandola ad allucinazioni, visite da parte di demoni o di extraterrestri malvagi. Nulla di più falso.

Ad ulteriore tutela e rassicurazione circa la falsità di tali sinistre fantasie aggiungo che una delle regole chiave che anima il Mondo dello Spirito è che i simili si attraggono e che dunque il bello attrae il bello, il buono attrae il buono, e via discorrendo. L’eventuale perplessità o confusione che un’esperienza nuova, ma comunque del tutto naturale, può generare in una persona dal cuore puro, amorevole e gentile potrà tradursi solo in esperienze consone al suo sentire, che andremo in ogni caso a rinforzare con la preghiera o meditazione, come da linee guida fornite in calce a ogni capitolo.

Quanto sopra esposto, tuttavia, spiega perché il tema dei viaggi astrali, in assenza degli approfondimenti che abbiamo qui esposto, è spesso presentato come una sorta di terra di nessuno, terreno minato da non percorrere mai senza una guida esperta.

In base a quanto ho avuto modo di constatare, attribuire eventuali tentativi di distrazione e boicottaggio a misteriose forze oscure al di fuori di noi e del nostro controllo (salvo che nel caso di veri e proprio disturbi psichici per i quali si richiede l’intervento di uno specialista) è uno spreco di risorse e una perdita di tempo.

Inoltre, le persone che giocano con l’esoterismo allo scopo di danneggiare il prossimo rischiano inevitabilmente di danneggiare se stesse. In pratica penso che, in tutto quello che facciamo, e quindi non solo nell’ambito dell’esplorazione dei mondi sottili, noi esseri umani dobbiamo prenderci la responsabilità per il nostro operato e voler bene a noi stessi, per poi diffondere il bene sia a livello materiale che a livello sottile.

Ora che abbiamo elencato i motivi per cui è sufficiente far chiarezza circa le proprie convinzioni e maturare un atteggiamento informato e sereno prima di mettere a frutto i grandi benefici che possono derivare dai viaggi astrali, siamo in grado di bonificare il terreno dai pregiudizi: potremo cosi, non solo constatare che siamo molto di più di un corpo fisico, ma portare la magia del nostro spirito nel quotidiano, nel nostro presente: il qui e ora vissuto dalla totalità del nostro spirito non è solo il punto dal quale possiamo esercitare la più grande forma di controllo sulla nostra qualità di vita, ma è anche il punto dal quale possiamo meglio irradiare in modo contagioso tutto ciò che di bello e di buono siamo venuti a creare sul piano terreno.

Nel prossimo capitolo vedremo come la ricerca e l’allenamento fai-da-te da me intrapreso nei primi anni Novanta nel campo dei viaggi astrali mi riservò appunto alcune sorprese che avrei preferito evitare, ma che ritengo utile illustrare perché offrono un chiaro esempio di come l’Ego possa boicottare la ricerca del nostro Vero Io in modi spesso puerili e facili da prevenire.

Riassumendo: l’Ego è come un abito che indossiamo quando nasciamo e che ci serve solo nel corso della vita incarnata. È un qualcosa che non ha una coscienza, ma solo delle funzioni, prima fra tutte quella di tenere viva l’illusione che siamo soltanto un corpo fisico. Esso ha ogni interesse a boicottare la nostra ricerca nel campo del soprannaturale. Se non ci riesce distogliendoci dallo scopo con ostacoli che impoveriscono la motivazione e inducono al pessimismo, sul fluido piano astrale potrebbe alzare la posta, cercando di convincerci che non ne vale la pena o che è troppo difficile. Le tecniche di boicottaggio sono puerili. Una volta identificata, tale forma di autosabotaggio cesserà.

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