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“Living with Grief: 36 Lessons from Life”

Per chi conosce l’inglese, ecco un’antologia appena uscita nella sua seconda edizione, frutto dell’opera di oltre 30 autori che, avendo esperienze personali di lutto, a seguito della perdita di una persona cara, o di una parte essenziale di sé, raccontano la propria storia, nella speranza di portare, con la propria testimonianza, conforto a chi ha vissuto o vive esperienze simili.

Queste storie ci rivelano esperienze profonde, ricche di sentimenti, che ci parlano non solo di sofferenza, ma anche di confusione, shock e senso di vuoto, sentimenti in cui il lutto ci può inaspettatamente proiettare.

La nota di speranza che questa antologia porta con sé sta nel fatto che ciascuna di queste persone ha trovato a proprio modo una via per continuare a vivere a dispetto del proprio dolore, anche se, sulle prime, si sentiva magari prigioniero di un labirinto di disperazione, e ha deciso di condividere una storia personale con il lettore, o con chiunque possa trarre ispirazione e motivazione dalla loro esperienza, per trovare così nuove prospettive di vita.

Il curatore, David Pierce, che insieme a sua moglie Judy è il fondatore dell’associazione senza fini di lucro  Friends Along the Road, si occupa dal 1999 di aiuto e sostegno alle persone a lutto, tramite forum dedicati, pagine Facebook e iniziative di vario tipo, allo scopo di offrire a chiunque soffra per la perdita di una persona cara, una sorta di sacro rifugio, un luogo di sosta, anche virtuale, in cui trovare riposo e conforto sulla propria strada. Sia David che Judy hanno dato un proprio contributo personale all’antologia.

friends-jpg250Tale missione di vita è stata intrapresa dai coniugi Pierce dopo la morte improvvisa della figlia quattordicenne Lilli, travolta da un auto mentre tornava a casa con gli amici nel tardo pomeriggio di un tragico venerdì del novembre 1999.

Questa seconda edizione è stata interamente revisionata dal curatore sia nello stile che nella grafica, e sarà presto disponibile anche in versione kindle.

Due minuti di meditazione per ritrovare in un sogno lucido i nostri cari nell’Aldilà

Ho sempre avuto una spiccata curiosità circa tutti i misteri della vita e quello che ci attende dopo la morte, ma fu solo intorno al 1988 che questa curiosità si tramutò in una sorta di emergenza, a causa della perdita di una persona cara, che mi era stata vicina fin dalla nascita. Per la prima volta, a ventisette anni, avevo l’urgenza di controllare di persona che mia nonna stesse bene e fosse al sicuro.

La mia prima scoperta fu che i sogni costituiscono una vera a propria porta che si affaccia su altre dimensioni della coscienza e anche sull’Aldilà, sebbene in quel periodo sembravo non avere il controllo sugli incubi o i sogni confusi di cui lo stato di lutto mi aveva fatto diventare una facile preda.

Ecco perché oggi vorrei parlare dell’importanza dei sogni lucidi e di come la meditazione possa costituire un veloce ponte per ottenere questo scopo.

Un sogno lucido è un sogno in cui siamo consapevoli di sognare. La meditazione, invece, è una pratica piuttosto semplice, per eseguire la quale spesso ci si mette seduti, in condizioni di quiete (in un luogo chiuso oppure all’aperto), con lo scopo di calmare la mente e dirigere la propria attenzione verso l’interno, per escludere sia il chiacchierio interiore che le distrazioni esterne.

A molti capita di avere contatti con i defunti in sogno. Tuttavia, in un sogno in cui si è consapevoli di sognare, diventa molto più facile programmare un incontro con un nostro caro nell’Aldilà, perché abbiamo almeno parzialmente il controllo dell’esperienza.

Il quesito è: perché i contatti con i defunti si verificano più facilmente durante i sogni, i sogni lucidi e la meditazione?

Nel mio libro L’Aldilà è a portata di mano, spiego che:

Come riferito dallo scrittore britannico Aldous Leonard Huxley (1894 – 1963) nel suo breve saggio “Le porte della percezione” (1954), secondo la teoria del filosofo francese Henri-Louis Bergson (1859 – 1941) sulla memoria e sulla percezione dei sensi, la funzione del cervello, del sistema nervoso e degli organi di senso sarebbe principalmente eliminativa e non produttiva (destinata cioè a eliminare informazioni, piuttosto che a produrne). «Chiunque è capace in ogni momento di ricordare tutto ciò che gli è accaduto e di percepire tutto ciò che accade dovunque nell’universo. La funzione del cervello e del sistema nervoso è di proteggerci contro il pericolo di essere sopraffatti e confusi da questa massa di conoscenza in gran parte inutile e irrilevante, cacciando via la maggior parte di ciò che altrimenti percepiremmo o ricorderemmo in ogni momento, e lasciando solo quella piccolissima e particolare selezione che ha probabilità di essere utile in pratica. Secondo questa teoria, ciascuno di noi è potenzialmente l’Intelletto in Genere. Ma in quanto animali, è nostro compito sopravvivere a ogni costo. Per rendere possibile la sopravvivenza biologica, l’Intelletto in Genere deve essere filtrato attraverso la valvola riducente del cervello e del sistema nervoso. Ciò che viene fuori dall’altro capo è il misero rigagnolo della specie di coscienza che ci aiuterà a vivere sulla superficie di questo particolare pianeta…».

Quindi, lo stato ordinario di coscienza sarebbe un misero rigagnolo di nozioni, se raffrontato a quanto saremmo effettivamente in grado di sapere.

La teoria di Bergson è stata ripresa da alcuni studi, quali quelli condotti dal Dott. Stanislav Grof (Praga, 1 luglio 1931), psichiatra e ricercatore nel campo degli stati di coscienza non ordinari, che ribadisce che il cervello avrebbe la funzione di operare come una valvola a riduzione, che ci protegge dall’eccesso di informazioni provenienti dal cosmo in modo da poterci concentrare sulle attività della vita di tutti i giorni.

Con la morte, tale valvola a riduzione cesserebbe di esistere: di qui le testimonianze di tante persone che hanno avuto un’esperienza di premorte e che hanno avuto la sensazione di essere inondati da una conoscenza universale.

Esistono però altre circostanze, come appunto lo stato meditativo o il sogno, che ci permettono di allentare la stretta della nostra valvola a riduzione: in altre parole, quando ci troviamo in un quieto stato meditativo, quando sogniamo, quando stiamo per addormentarci o ci stiamo risvegliando, può capitarci di sapere delle cose, di saperle in modi nuovi, e ciò ci pare del tutto naturale sul momento…

Per poter allentare la valvola a riduzione, è molto importante staccare la spina rispetto alle responsabilità o alle preoccupazioni pratiche del nostro quotidiano, in particolare quelle che richiedono la nostra piena attenzione (come per esempio guidare, cucinare, o anche solo preoccuparsi di ciò che Tizio o Caio possano aver detto o pensato). Nel nostro caso, il nostro scopo non sarà quello di essere inondati da una conoscenza universale, ma semplicemente quello di sintonizzarci su un’altra stazione, passando da uno stato “ordinario” di coscienza a quello che gli studiosi spesso definiscono uno stato “modificato” o “non ordinario” di coscienza. Come un raggio laser, potremo usare questa opportunità per focalizzarci su uno scopo specifico, come per esempio incontrare un nostro caro nel mondo dello spirito.

Poiché la meditazione può consentirci di raggiungere questo scopo, e la meditazione eseguita subito prima di addormentarci può portare a un sogno lucido, ho scoperto che questa tecnica può dare risultati sorprendenti.

Come già indicato, la meditazione è una pratica piuttosto semplice, da svolgersi in un momento in cui siamo ragionevolmente certi che non saremo disturbati e finalizzata a calmare la mente e a favorire la concentrazione. Molti trovano più semplice fare questo esercizio ad occhi chiusi, in  modo da ridurre le distrazioni e dirigere la propria attenzione verso l’interno. Se non vogliamo addormentarci, sarà utile fare l’esercizio in posizione seduta anziché sdraiata, e concentrarci su qualcosa di specifico, come per esempio:

  • seguire o contare i propri respiri (consiglio sempre, durante l’ispirazione e la successiva espirazione, di contare per un numero uguale di secondi, come per esempio 6 per l’inspirazione e 6 per l’espirazione);
  • concentrarci su quel brusio ininterrotto che è possibile sentire nelle orecchie quando tutto tace;
  • ripetizione di una parola o frase significativa;
  • visualizzazione di un luogo sereno.

Nel nostro caso, gli scopi della meditazione sono essenzialmente tre:

  1. Rilassarsi;
  2. Acquietare la mente e il dialogo interiore, scollegandoci temporaneamente dal mondo esterno;
  3. Allentare la valvola a riduzione (funzione che il cervello svolge per consentirci di essere efficienti nei nostri compiti quotidiani) e aumentare in tal modo la consapevolezza interiore che può darci modo di incrementare le opportunità di avere un sogno lucido, fissando bene nella mente il nostro progetto.

Come suggerisce lo scrittore J. Alexander nei suoi libri sul sogno lucido,  cominciare a meditare con sedute di due soli minuti è un ottimo sistema per acquisire questa nuova abitudine (o riprenderla dopo che la si è abbandonata), poiché due minuti sono un impegno tanto breve che non avremmo alcuna scusa per cercare di evitarlo. Inoltre, anche una persona che affronta un periodo di grave lutto e soffre di problemi di concentrazione non si sentirà scoraggiata da un esperimento così breve.

Una volta che avremo avuto modo di assaporare questa esperienza per qualche minuto e ci saremo resi conto dei suoi benefici, potremmo se ci fa piacere ritrovarci ad allungare spontaneamente le sedute.

Esistono tre momenti ideali per impiegare la meditazione al fine di programmare i nostri sogni ed arrivare poi a passare direttamente dallo stato di veglia al sogno lucido senza alcuna interruzione:

  1. Immediatamente prima di andare a letto

Questo è un momento della giornata in cui (salvo nel caso di un pisolino pomeridiano) saremo probabilmente troppo stanchi per passare direttamente alla veglia al sogno lucido. Tuttavia, due minuti di meditazione (specie se sdraiati) ci aiuteranno ad addormentarci e ci daranno l’opportunità di mettere a punto il nostro progetto onirico, che realizzeremo più tardi.

  1. Dopo 5 o 6 ore di sonno

Come ricordare i sogni

A questo punto, quando non è ancora ora di alzarsi ma la mente e il corpo sono già decisamente ristorati rispetto alla sera prima, le opportunità di usare la meditazione per innescare un sogno vivido o lucido sono decisamente più alte. Questo è il momento migliore per riprendere la nostra seduta di meditazione serale e usarla per osservare con distacco quelle fugaci impressioni visive, uditive o percettive che sperimentiamo di solito nello stato ipnagogico, ovvero nel periodo che precede immediatamente l’addormentamento. Questo periodo che viene chiamato anche “sonno crepuscolare” (dal termine “crepuscolo” che separa il giorno dalla notte) è quello che ci accompagna più o meno velocemente dallo stato di veglia a quello di sonno: in altre parole fa da ponte tra uno stato in cui siamo perlopiù consapevoli della realtà fisica e quello in cui il corpo dorme ed è scollegato dalla maggior parte degli stimoli del mondo fisico, dandoci pertanto vivido accesso alle dimensioni più sottili, che vengono definite anche “dimensione astrale” o “mondo dello spirito”.

Con la pratica, scopriremo di poter gradualmente allungare lo stato ipnagogico e di poterci in qualche modo aggrappare alla fase crepuscolare con mente vigile, in modo di accedere ad un sogno in cui siamo consapevoli di sognare senza una vera e propri interruzione della coscienza di veglia. Oppure, potrà capitare di addormentarci, ma di ritrovarci in un sogno molto vivido in cui è facile rendersi conto di stare sognando.

  1. Al mattino quando non abbiamo impegni pressanti o urgenti

Nei fine settimana o nei giorni di festa, quando possiamo crogiolarci a letto un’ora in più senza la preoccupazione della sveglia, potremo sicuramente contare su un beneficio in più, dovuto anche al fatto che la nostra mente e il nostro corpo non saranno solo rilassati, ma sicuramente ancora più ristoranti di quanto potessero esserlo alle 4:00 del mattino. Questo è il momento ideale per fare pratica in libertà.

Naturalmente, tutti i suggerimenti mirati ad ottenere un sogno lucido si applicano ugualmente anche al viaggio astrale o OBE. Infatti, durante un sogno lucido la nostra mente è in uno stato di consapevolezza tale da poter volontariamente e attivante incrementare il nostro stato di vigilanza tramite comandi e/o strategie che possono condurre il sognatore in quello che viene chiamato stato di mente sveglia in corpo addormentato: in tale stato il corpo dorme ed è disconnesso dalla maggior parte degli stimoli del mondi fisico, ma lo stato di veglia sarà molto più acuito, tanto da poter sentire il respiro del corpo che dorme, toccarlo, percepire l’ambientazione astrale in cui ci troviamo e utilizzare un qualsiasi portale per raggiungere la persona che desideriamo incontrare.

L’unica differenza fra sogno lucido e OBE sta nel grado di vigilanza della mente: maggiore lo stato di veglia della mente, più solida e tangibile sarà l’esperienza e maggiore il ricordo al momento del risveglio del corpo.

Un’ultima raccomandazione: che si tratti di sogno, sogno lucido o OBE, è importantissimo prendere rapida nota dei ricordi che si hanno al momento del risveglio, e che potrebbero riemergere anche in un secondo momento, mentre cominciamo la nostra giornata.

La Pagina degli Amputati

claudioLa Pagina degli Amputati (www.ampupage.it) è il primo sito che inserisco fra le risorse di questo blog, in quanto conosco personalmente il Dott. Claudio Pisani che lo ha creato e lo gestisce con impegno meticoloso ormai da quindici anni. Ci siamo conosciuti per caso sul forum di Bruce Moen  (http://www.afterlife-knowledge.com/cgi-bin/yabb/YaBB.cgi) nel 2002, e poi ci siamo conosciuti anche di persona.

Il Dott. Pisani non è un semplice ricercatore nel settore dell’Aldilà, nel campo della sopravvivenza dello spirito dopo la morte del corpo fisico, dei canali e delle metodologie a disposizione per comunicare con l’Altra Dimensione, delle esperienze di NDE, OBE, ADC e via discorrendo. È prima di tutto un medico, che studia quindi questa disciplina dal punto di vista della scienza, offrendo anche agli scettici un’angolazione serena dalla quale valutare l’immenso materiale raccolto e documentato in questi quindici anni.

Inoltre, il Dott. Pisani conosce purtroppo direttamente il dolore indescrivibile che si prova per la perdita di un figlio, e ha coniato per i genitori vittima di questo lutto un nome preciso: amputati. La trovo una scelta decisamente appropriata. Esistono gli orfani, i vedovi, ma per chi ha subito quella che è forse la perdita più terribile che si possa immaginare nel corso della vita di una persona un nome non esisteva. Chiunque abbia un figlio saprà cosa sto cercando di dire. Sentiamo i nostri figli come una parte di noi, ed è assolutamente naturale sentirsi amputati se questo figlio viene fisicamente a mancare. Certo il termine ha anche una valenza più ampia, perché tutte le persone a noi care possono, lasciando questo piano fisico, creare in noi la sensazione di un’amputazione. E infatti sono davvero in tanti a cercare risposte e sollievo sulla Pagina degli Amputati, indipendentemente dalle proprie motivazioni personali.

Ecco perché raccomando calorosamente questo sito a chiunque desideri approfondire in italiano le proprie conoscenze su questa materia.

Da quando lo conosco, il Dott. Pisani ha sempre dedicato il suo tempo libero (che non è certo molto data la sua professione e il suo ruolo di marito e padre) a diffondere conforto e informazione tra chi per un motivo o per l’altro avesse bisogno di saperne di più. Non si contano le traduzioni di articoli e relazioni di NDE ed eventi affini che, grazie al Dott. Pisani sono disponibili in italiano consultando il suo sito. Per quanto riguarda i resoconti di NDE, che sono sicuramente di grande ispirazione e insegnamento per chiunque voglia avvicinarsi al tema del trapasso, segnalo il link http://www.webalice.it/cipidoc/nde0.htm, dove tutto il materiale tradotto è archiviato in maniera facilmente consultabile.

drmoodyIl Dott. Pisani ha anche conosciuto personalmente leader nella ricerca sul dopo-vita, come
Raymond Moody, ed è in stretto contatto via web con molti studiosi del settore, come Schwartz  e Sam Parnia; tiene tutt’ora conferenze sull’argomento, oltre naturalmente a documentare i propri lettori sulle varie iniziative in essere nel nostro Paese.

Frutto dell’encomiabile lavoro del Dott. Pisani è anche il libro: Nicola è accanto a me, edito da Piemme nel 2009, libro in cui testimonia il proprio personale viaggio di ricerca dopo la tragica perdita del piccolo Cocò nel 1994, alla tenera età di sei anni. Attraverso questa ricerca, Il Dott. Pisani è giunto alla mia stessa conclusione: non è necessario essere dotati di una talento particolare per rimanere in contatto con i nostri cari che ci hanno preceduti nell’Aldilà e, nel suo libro, spiega appunto la tecnica per poterci riuscire. libro

Chiudo questo articolo con un ringraziamento particolare al Dott. Pisani per la grande disponibilità che lo ha sempre contraddistinto in questi quindici anni, disponibilità che si traduce nel suo rendersi sempre reperibile sia telefonicamente che via e-mail al fine di offrire conforto e sostegno alle innumerevoli persone a lutto che lo contattano.

Il taglio apolitico e nonconfessionale del suo sito, che viene costantemente aggiornato, lo rende garanzia di una ricerca genuina e altruistica, e prende giustamente le distanze da chiunque possa a vario titolo speculare sul dolore altrui.

Ecco un video clip tratto dall’intervento del Dott. Pisani al seminario dal titolo “Il Mondo Spirituale e la Vita Eterna” tenuto a Roma il  7, 8 e 9 marzo 2014.