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la sediaBuon giorno e buona domenica, cari lettori. Da oggi comincio a tenere aggiornato questo blog e desidero cominciare raccontandovi una storia vera. Vedete quell’angolino di sedia che sbuca nella piccola foto che ho caricato qui in alto a sinistra? È lei la protagonista della storia di cui voglio parlarvi.

Qualche mese fa una mia conoscente, che chiamerò Lucia, ha perso purtroppo il suo papà. Da allora, nonostante la cupa disperazione di tutta la famiglia per questa tragedia, Lucia ha avuto la fortuna di ricevere dal suo papà molti segnali circa il fatto che lui continua a vivere, e sta bene, è vicino a lei e alla sua famiglia, si preoccupa di seguirla in particolare nei momenti difficili e ha modo di testimoniare la sua presenza in tanti modi diversi, dai più sottili, come un improvviso e unico profumo che solo Lucia riesce a percepire, a sogni in cui le appare ringiovanito e scattante, libero da malattie e dal peso degli anni, a flash in cui lo vede passare per casa, come era solito fare.

Apro una parentesi e Inserisco qui un mio commento: come narro nel mio libro “L’aldilà è a portata di mano”, cui trovate un riferimento nelle Risorse di questo blog, ho avuto spesso esperienza di queste presenze in casa e fuori casa, anche da parte di persone fisicamente vive. Ad esempio mi è capitato di vedere, in particolare mentre ero sul punto di addormentarmi ma anche mentre stavo eseguendo un lavoro noioso che richiedeva poca concentrazione, una persona cara aggirarsi per casa o comunque attorno a me, che magari si limitava a svolgere le proprie solite mansioni, anche se si trovava fisicamente ad almeno un centinaio di chilometri di distanza. Interpreto questi eventi come una testimonianza di affetto da parte della persona cara che, pur essendo fisicamente distante, spiritualmente non lo è mai. A questo aggiungo anche i casi in cui, trovandomi magari seduta ad ascoltare una conferenza poco interessante, entravo in uno stato di semi-sonnolenza e notavo i miei vicini, fisicamente immobili e in ascolto, muoversi, girarsi o parlarsi. Ho sempre ritenuto che, in questi casi, mi ero accidentalmente sintonizzata con una loro controparte non-fisica, che, al contrario di quella fisica, non era propriamente immobile.

Ma, chiusa parentesi, torniamo a Lucia. Reputo che Lucia sia stata molto fortunata, nonostante il suo grande dolore che tanto spesso blocca queste percezioni, perché, in aggiunta ai contatti tramite profumi, improvvisi pensieri e ispirazioni, e sogni in cui ad esempio parla al telefono con il suo papà o lo incontra di persona, ha avuto ad esempio anche l’occasione di vederlo come un flash mentre si trovava in giro per il paese, percependo anche se per un microsecondo il suo volto sovrapporsi a quello di un passante. Insomma, direi una bella collezione di circostanze, che fanno di Lucia, nella sfortuna, una giovane fortunata, nonostante il terribile stato di lutto che vive quotidianamente assieme a tutta la sua famiglia.

Ma veniamo all’argomento specifico che volevo trattare. In questi mesi, Lucia ha sognato più di una volta il suo papà presente in casa, in particolare seduto su una sedia della cucina, che prima non occupava mai. Non la occupava per motivi pratici specifici: la sedia è lontana dalla finestra, da cui filtra il tepore del sole, dà le spalle alla porta della cucina, e inoltre dà le spalle al punto in cui fino a pochissimo tempo fa era collocato il televisore, che qualche volta poteva anche essere acceso, mentre ci si ritrovata attorno al tavolo per il pranzo, magari per seguire i titoli del telegiornale.

Dettaglio importante: adesso, da quando il papà di Lucia fisicamente non c’è, almeno agli occhi dei più, proprio davanti a quel televisore é stata collocata una sua foto, insieme a una foto di una veduta del paese che il papà di Lucia amava molto, specie negli ultimi giorni della sua vita terrena. Dopo un mese o poco più, il televisore è stato spostato dalla cucina, proprio perché lì c’è la foto che lo ritrae e nessuno si sognerebbe mai di accendere il televisore in quella posizione.

Fatto sta che, quando Lucia sogna suo papà presente in casa (circostanza che a parer mio testimonia la sua costante presenza, a dispetto della sua apparente assenza) lo vede seduto su quella sedia, sedia talmente poco ambita in famiglia, da essere spesso occupata, nella sua versione fisica, da una borsa.

Anche se le giornate sembrano interminabili senza di lui, i contatti che Lucia ha, specie in sogno, con il papà stanno diventando sempre significativi, anche per il fatto che, al contrario dei primi tempi, in cui si svegliava con la sensazione di aver passato del tempo con lui, ma senza un ricordo preciso, adesso si presentano circostanze in cui l’esperienza è invece vividissima, come quella di un incontro realmente avvenuto.

Il mio pensiero è che il papà di Lucia continua ad essere presente più che mai, sia nella casa in cui ha sempre abitato che accanto a ciascuno dei suoi familiari, ovunque essi si trovino, e l’aver scelto di mostrarsi seduto su una sedia che nessuno occupa mai, e che lui in particolare non era solito occupare, non è che la conferma che, pur essendosi spostato in una dimensione leggermente diversa da quella fisica, quella del puro spirito, di cui anche noi (non mi stancherò mai di ripeterlo), facciamo parte a tutti gli effetti, lui c’è, e come ho sempre creduto, non solo noi esseri umani, ma anche il nostro pianeta, le nazioni, le città, le case, le cose, hanno una propria controparte non-fisica, vibrante e indistruttibile, che se ha un’utilità sul piano spirituale, vive e vivrà in eterno e la ritroveremo in Paradiso quando anche noi avremo la fortuna di potercivi trasferire stabilmente.

A corroborare tutto questo, vorrei anche accennare che Lucia, come tutti i suoi cari, ciascuno per la propria sfera di competenza, è al momento molto impegnata nel portare a termine sul piano fisico una parte delle attività che tanto hanno appassionato il suo papà, e il mio parere è che sicuramente lui le sta vicino, come sta vicino a ciascun membro della famiglia, anche in veste di collaboratore, facendo sì che questo lavoro venga portato avanti a quattro mani.

Una ennesima testimonianza dunque circa il fatto che, con la morte del corpo fisico, non si interrompe nulla: i legami di affetto restano immutati, anzi rinvigoriti, le testimonianze d’affetto altrettanto, e da entrambe le parti, e anche le opere che ci hanno appassionato in vita continuano a vivere grazie all’ispirazione che i nostri cari in spirito ci offrono e alla fattiva collaborazione di chi, come Lucia e i suoi cari, mettono a disposizione sul piano fisico per portarle a termine e rendere loro il giusto omaggio.

 

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