Come allenarsi a ricordare i sogni in 5 mosse

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Come ricordare i sogni

Diverse persone mi hanno scritto o telefonato lamentando il fatto di “non sognare mai” oppure di non ricordare i propri sogni al mattino. Si tratta di un fatto che li priva di una delle occasioni più frequenti di contatto con i propri cari nell’Aldilà, occasione che per altri invece sembra presentarsi in modo del tutto naturale, se non frequente. I più fortunati hanno dei contatti con i propri cari addirittura nel contesto di sogni lucidi, ovvero di sogni in cui si sa di stare sognando e si può quindi interagire criticamente con il contesto onirico.

Ho pensato quindi di creare con questo articolo un piccolo approfondimento che risponda alle perplessità di chi si crede privo di questo meraviglioso strumento di contatto non solo con l’Aldilà, ma prima ancora con la propria interiorità.

La verità è che tutti sognano e che, se così non fosse, probabilmente non potremmo vivere. Sebbene il sogno sia diventato oggetto di ricerca scientifica solo in epoca recente, con la psicoanalisi, con l’invenzione di strumenti che possano misurarne i parametri (primo fra tutti l’elettroencefalografo) e con l’osservazione dei rapidi movimenti oculari che si accompagnano al sonno REM e relativi cicli, possiamo senz’altro convenire che da tempo immemorabile l’uomo si interroga sul significato dei sogni e attribuisce ad essi misteriosi poteri di contatto con il divino o con entità soprannaturali e/o non fisiche.

Ricordiamo anche che nel corso della vita passiamo quasi un terzo del nostro tempo a dormire, scollegati da gran parte degli stimoli fisici, allo scopo di riposare, guarire, resettare le nostre funzioni vitali, elaborare esperienze di vita, speranze, paure e aspettative, creare il nostro futuro e tanto altro ancora. Si tratta di una gran quantità di tempo che, se meglio investito, potrebbe davvero regalarci tanta felicità.

Passo 1 – Se necessario, documentarsi e convincersi che tutti sogniamo, anche se non ce ne ricordiamo

Ad eccezione del sonnellino, occasionale o abituale che sia, che, verificandosi in un momento del nostro quotidiano in cui non siamo particolarmente stanchi, può darci maggiori opportunità di sognare, le prime fasi di sogno che si presentano dopo l’addormentamento sono in genere più brevi e oggettivamente più difficili da ricordare, per chi comincia ad allenarsi. Molto più semplice si rivela lavorare sugli ultimi sogni del mattino. Il sogno più lungo e interessante tende ad essere infatti l’ultimo della notte, quando siamo già ristorati da diverse ore di riposo e abbiamo avuto modo di elaborare con i primi sogni il nostro vissuto. Ciò è particolarmente vero se possiamo concederci un’ora di sonno in più e non abbiamo impegni pressanti che ci facciano catapultare giù dal letto.

Anche se siamo convinti di non riuscire a ricordare i sogni, è importante adesso mettere a punto un programma, una strategia quotidiana, mirata a tener traccia in modo regolare di ciò che in realtà possiamo catturare delle nostre esperienze oniriche anche se ancora non ce ne rendiamo conto.

A questo programma non è necessario dedicare più di un minuto o due al giorno, purché ci impegniamo a farlo con regolarità, seguendo con impegno e perseveranza il programma che ci saremo prescritti.

Come per tutte le nuove abitudini che ci proponiamo di adottare, non è escluso che questa prassi, per quanto breve e semplice, non ci costi fatica, al principio, ma questa, come vedremo, sarà ampliamente retribuita.

Passo 2 – Impegnarsi a dedicare 1 o 2 minuti al giorno al nostro progetto, con costanza e pazienza

Per registrare al risveglio i nostri ricordi consiglio l’utilizzo di uno strumento che ci alletti, che ci inviti ad essere usato. Io per esempio sono un’amante degli organizer, ma potrebbe trattarsi anche di un normale quaderno per la scuola, di un block notes ad anelli, del nostro cellulare, tablet o palmare, di un mini registratore. Ho un’amica artista che crea da sé i propri diari e quaderni, usando carta riciclata, nastri e cartoncini colorati che decora lei stessa a seconda dell’uso che desidera farne.

Passo 3 – Scegliere uno strumento che ci piaccia e che ci inviti ad usarlo

A questo punto passiamo all’azione. Poniamo il nostro strumento di raccolta/elaborazione dati in un punto strategico e facilmente raggiungibile, assieme ad una penna, una matita, un pennino hi-tech (a seconda dello strumento che intendiamo utilizzare) e prendiamo l’abitudine, ogni giorno, al risveglio, di trascrivere o registrare qualcosa circa ciò che ricordiamo della notte (o della pennichella) dalla quale ci stiamo risvegliando. Basterà all’inizio registrare anche solo qualche parola per riportare ad esempio lo stato d’animo in cui ci si è svegliati, la sensazione che si provava, una parola che ci girava per la testa, un suono, un motivo, un profumo, qualsiasi cosa di cui fossimo anche solo velatamente coscienti negli attimi precedenti al nostro risveglio. Studi recenti hanno dimostrato che, durante il sonno, la nostra percezione del tempo si modifica in modo sostanziale, per cui in un istante può annidarsi una fonte inesauribile di ricordi.

Nulla è trascurabile: tutto è meritevole di essere trascritto. La cosa importante è rendersi conto della grande importanza di questo piccolo/grande compito che ci siamo assegnati! Infatti si tratta a tutti gli effetti di allenare un muscolo attualmente in disuso, che chiede solo di essere abituato a svolgere gradualmente la propria mansione. Quando ci iscriviamo in palestra sappiamo che, con un piccolo impegno regolare, otterremo dei risultati. In questo caso si tratta di creare la medesima aspettativa, con la certezza che il muscolo sui cui stiamo lavorando diventerà tonico e performante con un minimo sforzo. Ciascun ricordo, anche il più labile, può a propria volta sollecitarne un altro e, col passare dei giorni, aumentare decisamente il livello di sicurezza e agilità con cui riportiamo alla luce le nostre avventure notturne.

Passo 4 – Passare all’azione

Adesso che ci siamo convinti di non dover fare altro che allenare un muscolo con uno, massimo due minuti di lavoro effettivo al giorno, adesso che si è accesa la nostra aspettativa positiva di poter ricordare i sogni e liberare dalla prigione della mente meravigliose e vivide esperienze di contatto con i nostri cari, che proprio tramite i sogni trovano la strada più semplice per starci vicini, non ci resta che consolidare la nostra routine, creando una sorta di rituale che rinsaldi in noi motivazione, perseveranza e dedizione.

Io per esempio associo il momento del risveglio con un’energizzante e profumata tazzina di caffè e con il silenzio e la quiete di cui gode chi è solito alzarsi prima dell’alba. Ma sono innumerevoli le possibili componenti che possono rendere unico e motivante questo momento (breve, ci tengo a ribadirlo) di raccoglimento, per riprendere il filo di quanto stavamo vivendo un attimo prima di risvegliarci.

Passo 5 – Creare una routine

Ci renderemo presto conto che, nonostante le fasi di memoria altalenante che potremmo sperimentare al principio (e che potremmo dover sperimentare ancora qualora, per un motivo o per un altro, ci ritrovassimo costretti a interrompere la nostra routine quotidiana), se riusciamo a trascrivere o registrare almeno qualche parola o impressione ogni giorno, le parole o frasi che riporteremo cominceranno ad aumentare gradualmente di volume e, a seconda del tempo che avremo il desiderio e la possibilità di dedicare a questo compito, potremmo ritrovarci a trascrivere anche cinque lunghi sogni per notte.

Invito pertanto tutti coloro che confidano in un contatto in sogno con i propri cari a visualizzare in questo piccolo muscolo che stiamo andando a tonificare una sorta di filo di comunicazione fra i due mondi apparentemente distinti popolati da incarnati e disincarnati. Con un minimo esercizio quotidiano questo filo si trasformerà ben presto in una porta che possiamo scegliere di lasciare aperta al risveglio, almeno per il tempo necessario a registrare in nostri sogni.

Come molti altri ricercatori sull’Aldilà, sono convinta che questa vita terrena sia in realtà un sogno rispetto alla vita più grande di cui il nostro spirito è sempre partecipe. Aprire la porta ai nostri sogni è uno dei modi tramite i quali renderci conto che l’Aldilà è davvero a portata di mano e che questi pochi minuti di ginnastica quotidiana possono farcene recuperare la consapevolezza. Mettiamola così: i nostri cari vivono nella stanza accanto, la porta non è chiusa a chiave e si spalanca tutte le volte che sogniamo. Sta a noi allenarci a non farla chiudere di scatto al risveglio e riportare alla luce la meravigliosa consapevolezza che siamo sempre tutti insieme.

 

2 pensieri su “Come allenarsi a ricordare i sogni in 5 mosse

    1. Giulia Jeary Knap Autore articolo

      Grazie a te, Filomena, per essere un così bell’esempio di creatività e gioiosità!

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