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Lo Studio di Julia (Julia’s Bureau)

Le parole che seguono furono trasmesse dall’Aldilà da Julia alla sua amica Ellen nell’ambito di una raccolta di lettere, Letters from Julia, trascritte da William Thomas Stead, grazie alla scrittura automatica, circa tutto ciò che Julia, amica defunta dello Stead, aveva da riferire sull’ambiente spirituale in cui si trovò dopo la morte. Le Letters from Julia furono pubblicate sulla rivista Borderland (uscita dal 1893 al 1897); furono poi raccolte in volume dal titolo After Death, Enlarged Edition on Letters from Julia, edito dalla Stead’s Publishing House, London, 1914.

Stead scriveva:

«Mentre la mia mano era intenta a scrivere una lettera a Ellen, pensai: “Chissà se Julia è rimasta molto sorpresa dalla nuova vita?” Istantaneamente Julia mi rispose:

Sì. Non ero preparata al fatto che l’aldiquà e l’aldilà fossero una cosa sola. Quando l’anima esula dal corpo essa rimane esattamente la stessa di quando era incarnata; l’anima, che è l’unico vero Io e utilizza la mente e il corpo come propri strumenti, al momento del trapasso non ha più bisogno o utilità di servirsi del corpo. Tuttavia, conserva la mente, la conoscenza, l’esperienza, le abitudini di pensiero: tutto ciò resta esattamente quello che era. (…) La cosa più straordinaria che appresi, una volta libera dal corpo fisico, fu la differenza che esiste fra quello che siamo in apparenza e il nostro Vero Io.

Potei apprezzare in modo del tutto nuovo le parole: “Non giudicare!” poiché il Vero Io è costituito molto più dell’uso che fa della mente che dell’uso che fa del corpo…

Il pensiero ha molta più sostanza di quanto possiate immaginare. Sognare ad occhi aperti non è un’attività futile od oziosa come potete pensare. L’influsso di una mente impegnata a idealizzare potrebbe non essere oggettivamente tangibile, ma viene percepito a livello sottile da menti più pratiche. Allo stesso modo, chi si concede a pensieri malvagi o poco puliti può influenzare impercettibilmente chi lo circonda, come per esempio i propri figli, anche se questi non hanno modo di sospettare che il loro genitore abbia mai nutrito tali pensieri.

Quindi, da questo lato dell’esistenza, le cose appaiono al contrario di come appaiono a voi e il pensiero si manifesta in tutta la propria forza. (…)

C’è stato un altro fatto che mi ha sorpreso non poco, e cioè la vacuità di tante cose. Con questo mi riferisco alla maggior parte delle cose cui diamo importanza nella vita terrena, come soldi, status sociale, meriti, fama, e tante cose cui tanto teniamo nella vita terrena. Qui non sono niente, non esistono più, si dissolvono come la nebbia di ieri o il tempo che ha fatto l’anno scorso. Sicuramente avranno avuto il loro significato, ma solo in via temporanea: non sono che nuvole di passaggio.

Desidero chiederti se puoi aiutarmi in una questione cui sono molto interessata. È da molto che desidero istituire un posto dove coloro che sono trapassati possano comunicare con le persone care ancora fisicamente in vita. Al momento, il mondo è pieno di spiriti che desiderano ardentemente comunicare con coloro da cui sono stati separati, proprio come io bramavo comunicare con te, ma non riescono a trovare una mano che si presti a scrivere per loro [W.T. Stead riportava le parole della defunta Julia tramite la scrittura automatica]. È una situazione così strana! Da voi ci sono tanti animi addolorati per il lutto; da noi tanti animi colmi di tristezza perché non possono comunicare con le persone che amano. Che si può fare per far sì che si possano rincontrare? Tu devi aiutarmi. Ma come? Non è una cosa impossibile. E, una volta raggiunto questo obiettivo, la morte avrà perso il suo pungiglione e la tomba la sua vittoria [v.  I Corinzi 15, 54-55]. L’apostolo [S. Paolo, N.d.T.] pensava che questo obiettivo fosse stato raggiunto, ma la paura della morte non è stata ancora debellata ed essa continua ad essere fonte di dolore e lutto. Chi può consolarci per la perdita di una persona cara? Solo coloro che possono dimostrare che chi muore non si è perso ma rimane vicino ai propri cari fisicamente vivi ancor più di prima e più che mai. Non credi che io sia stata molto più vicina ad Ellen da quando ho deposto le mie spoglie mortali? Ora posso stare con lei in modi che prima mi erano impossibili. Non sono mai stata così vicino alla mia cara amica prima di venire qui. Ma lei non lo avrebbe saputo, né tu avresti avuto alcun contatto con me se voi due non vi foste conosciuti.

Quello che ci vuole è una specie di ufficio, un centro di comunicazione fra l’aldiquà e l’aldilà. Non potresti istituire una sorta di ufficio con uno o più medium fidati? Se questo potesse alleviare le lacrime del mondo terreno, facendo sapere a chi ha perso una persona cara che i cosiddetti morti vivono in realtà più vicini a loro di quanto fu mai loro possibile in vita, ciò potrebbe alleviare tanto dolore. Ritengo che tu possa contare sulla partecipazione entusiasta di tutti coloro che risiedono al di qua dell’esistenza, nel mondo dello spirito.

Noi qui siamo pieni di gioia e speranza che questo progetto si possa realizzare. Immagina quanto soffriamo nel vedere tante persone amate che soffrono disperate, mentre coloro per cui piangono provano in vano ogni mezzo per attirare la loro attenzione e renderli consapevoli della propria presenza. E poi ci sono tante persone tormentate al pensiero che i propri cari possano trovarsi all’inferno, mentre in realtà si trovano fra le braccia amorevoli di Dio, che tutti accoglie. Ellen, mia cara, parlane con Minerva, e vedete cosa si può fare. (…) Sulle prime sono rimasta davvero sbalordita nell’apprendere l’importanza che gli spiriti danno alla comunicazione che è loro concesso avere con chi è ancora sulla terra. Certo, posso facilmente comprenderli, poiché anch’io sento il desiderio ardente di parlare con coloro che amavo ed amo; ma è molto più di questo. Quello che mi dicono da ogni parte, e in particolare le mie care guide, è che i tempi sono maturi perché si verifichi un grande risveglio fra le varie nazioni e che il mezzo tramite il quale tale risveglio potrà manifestarsi è l’improvvisa e definitiva dimostrazione, per ciascun caso individuale in cui questo desiderio si manifesti, della reale esistenza dello spirito, della continuità della vita dell’anima e dell’immanenza del Divino”.

Allora ho chiesto: “Ma io in che modo posso contribuire?

Julia continuò: “Tu sei un bravo medium scrivente. Se offrissi l’uso della tua mano affinché possa essere usata dallo spirito di coloro che risiedono qui, i cui parenti o amici sulla terra desiderino ricevere loro notizie, potresti far conto con grande fiducia sul fatto che il mondo dello spirito si serva della tua intermediazione. In ogni caso, qualora necessario, potrei sempre intervenire per spiegare le circostanze per le quali essi non potessero eventualmente servirsi della tua mano”.»

Per chi comprende l’inglese e desidera approfondire, il brano è tratto dal libro:

Nel 1892, William Stead aveva scoperto di avere il dono della scrittura automatica e fu allora che un’entità disincarnata che dichiarava essere la gentildonna Julia Ames cominciò a servirsi della mano di Stead tramite la scrittura automatica. All’epoca Stead scrisse: «Seduto da solo, con la mente rilassata, posi consapevolmente la mano destra che impugnava in modo normale la penna a disposizione di Julia e rimasi a guardare con grande e scettico interesse per vedere se scriveva».

Julia Ames era stata una giornalista professionista che curava anche The Woman’s Union Signal di Chicago. La Ames, che era stata amica di Stead, era deceduta nel dicembre del 1891. La sua più cara amica era una gentildonna di nome Ellen, che conosceva anche Stead. Ernesto Bozzano ci informa che «come avviene qualche volta in simili circostanze, le due amiche avevano tra di loro concluso un patto solenne, secondo il quale la prima che venisse a morire s’impegnava ad apparire all’altra al fine di dissipare in lei ogni dubbiezza circa l’avvenire della tomba». Julia disse a Stead che desiderava comunicare le proprie esperienze dall’aldilà per aiutare Ellen a comprendere che la morte era tutt’altro che la fine, ma qualcosa in attesa della quale vivere con gioia e speranza e che, sebbene il suo corpo fosse morto, lei non era morta affatto. Nello spiegare come era avvenuto il trapasso, Julia ebbe a scrivere: «Non provai alcuna sofferenza nel “morire”. Sentii solo una grande calma e pace. Poi provai una sorta di risveglio e mi ritrovai in piedi fuori dal mio vecchio corpo, nella camera in cui esso giaceva. Dapprima non c’era nessuno al di fuori di me. La mia prima sensazione fu di stupore circa il fatto che mi sentissi così bene. Poi mi resi conto che ero morta». In un’altra comunicazione, Julia disse: «La morte non esiste (…) La morte è solo un senso di privazione e separazione percepito dai cosiddetti “viventi” (…) La morte esiste solo per i “viventi”, non per noi».

Le lettere furono dettate fra il 1892 e il 1893 e in questo lasso di tempo Julia chiese a Stead di istituire quello che lei chiamò un Bureau (un ufficio), una sorta di centro dove, grazie all’impiego di medium, potesse praticarsi la comunicazione fra il mondo dello spirito e quello degli incarnati. Julia dichiarò di attribuire grande importanza al fatto di sapere di più circa la reale natura della nostra realtà, dicendo: «Potrebbe sembrarvi strano che verificare l’effettiva esistenza di un’altra vita possa accrescere l’importanza di quella che vivete sul piano fisico, ma è proprio così, e non potrete mai apprezzare la reale importanza della vostra vita terrena fino a quando non la vedrete da questa prospettiva, quella del dopo-vita, del mondo dello spirito. Mai, in nessun momento della vostra esistenza, può capitarvi di non influenzare l’eternità. Potreste considerarla una metafora, ma io lo intendo in senso letterale. Voi costruite il nostro mondo, tramite le opere che compite nel vostro, molto più di quanto voi possiate immaginare».

Le lettere di Julia parlano anche della legge della crescita spirituale, del lutto per i “defunti”, della vita nell’aldilà e di numerosi altri argomenti che ella riteneva importante che gli incarnati comprendessero prima di morire.

Nel 1893 Stead lanciò una pubblicazione chiamata Borderland (letteralmente: terra di confine), una rivista trimestrale su temi metafisici che fu pubblicata fino al 1897: fu su questa rivista che le lettere di Julia furono pubblicate per la prima volta. Il libro contenente le lettere e intitolato After Death fu pubblicato nel 1905 e fu un gran successo, con molte copie vendute nel Regno Unito e negli USA.

Nel prossimo articolo approfondiremo quanto di pratico fu fatto per allestire il Bureau di Julia e rifletteremo sulle implicazioni delle sue comunicazioni dell’Aldilà

 

“Morendo ho ritrovato me stessa” di Anita Moorjani

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Il sottotitolo di questo libro è “Viaggio dal cancro, alla premorte, alla guarigione“.

“Ho avuto la possibilità di tornare indietro… oppure di restare dov’ero. Ho scelto di ritornare quando ho capito che il ‘paradiso’ è uno stato mentale, non un luogo da raggiungere.”
– Anita Moorjani

“Prima dell’esperienza di premorte, probabilmente per via della mia cultura, pensavo che lo scopo della vita fosse raggiungere il nirvana, ovvero evolversi oltre il ciclo di nascita e morte della reincarnazione e non fare più ritorno alla dimensione terrena. Se fossi cresciuta immersa totalmente nella cultura occidentale, probabilmente il mio scopo sarebbe stato di andare in paradiso. A prescindere dalla cultura di riferimento, questo è un obiettivo piuttosto comune: vivere in modo tale da assicurarsi una vita perfetta nell’Aldilà. Ma dopo la mia esperienza di premorte, ho sentito che le cose stanno diversamente. Anche se so che continuerò a vivere anche oltre questo piano della realtà, e sebbene non abbia più paura della morte fisica, ho perso il desiderio di essere altrove tranne che nel posto in cui mi trovo ora. È interessante notare che sono più radicata nel presente e sono maggiormente focalizzata sulla perfezione della vita insita in ogni istante, invece che concentrata sull’altra dimensione. Ciò è fondamentale, perché il concetto della reincarnazione nella sua forma convenzionale, come vite progressive che si svolgono in modo sequenziale una dopo l’altra, non trova conferma nella mia esperienza di premorte. Mi sono resa conto che il tempo non si muove in modo lineare, a meno che, per percepirlo, non usiamo il filtro del corpo fisico e della mente. Una volta che non siamo più limitati dai sensi terreni, ci accorgiamo che ogni istante esiste contemporaneamente. Sono giunta a pensare che il concetto della reincarnazione non sia altro che una interpretazione, un tentativo di spiegare in modo razionale la simultaneità dell’esistenza. Pensiamo in termini di “tempo che passa”, ma nella mia esperienza di premorte, sembrava che il tempo esistesse in quanto tale e che fossimo noi a spostarci attraverso di esso. Ciò significa che non solo tutti gli istanti temporali esistono simultaneamente, ma anche che nell’altra dimensione possiamo andare più veloci, più lenti o persino a ritroso e lateralmente”.

Ecco un libro che consiglio caldamente a chi è affascinato dalle esperienze di pre-morte e nel contempo ha dubbi o timori circa il concetto di re-incarnazione, quale ineluttabile sequenza di vite con le quali pagheremmo il nostro debito karmico. Va sottolineato che l’autrice di questa toccante testimonianza (che si riferisce a un’esperienza del 2 febbraio 2006, seguita da una rapida e sbalorditiva guarigione) è cresciuta appunto nell’ambito di una cultura, quella induista, che promuove questo pensiero ed è quindi tanto più attendibile quando ci rivela le proprie riflessioni a riguardo.

Questa recensione non vuole naturalmente essere uno spoiler, ma aggiungerò che, avendo letto la versione originale, la collega Katia Prando ha fatto un ottimo lavoro e che il testo contiene altre illuminanti riflessioni su quanto sia preziosa questa vita, specie se, dopo aver rischiato di perderla, si ha l’opportunità di tornare indietro e condividere ciò che si è vissuto.

 

Da oggi anche in libreria

giuliadevivoDa oggi la nuova versione aggiornata è disponibile in formato cartaceo tramite il circuito Youcanprint (http://www.youcanprint.it/), che garantisce la distribuzione nelle librerie fisiche. Il  testo sarà pertanto ordinabile da oltre 4.500 librerie presenti sul territorio italiano, sia librerie di catena come Feltrinelli, Ibs, Mondadori che librerie indipendenti, grazie all’accordo di distribuzione realizzato con Fastbook, il più importante distributore italiano. Cliccando su questo link http://www.youcanprint.it/librerie-in-italia-self-publishin… è possibile visualizzare la mappa di tutte le librerie fisiche raggiunte dal servizio e scoprire quella più vicina.
Per le librerie che non fanno parte di questo circuito, ecco una pagina dedicata con le spiegazioni relative alla distribuzione: http://fracieloeterra.org/Informazioni_per_le_Librerie.

“Living with Grief: 36 Lessons from Life”

Per chi conosce l’inglese, ecco un’antologia appena uscita, frutto dell’opera di 36 autori che, avendo esperienze personali di lutto, a seguito della perdita di una persona cara, o di una parte essenziale di sé, raccontano la propria storia, nella speranza di portare, con la propria testimonianza, conforto a chi ha vissuto o vive esperienze simili.

Queste trentuno storie ci rivelano esperienze profonde, ricche di sentimenti, che ci parlano non solo di sofferenza, ma anche di confusione, shock e senso di vuoto, sentimenti in cui il lutto ci può inaspettatamente proiettare.

La nota di speranza che questa antologia porta con sé sta nel fatto che ciascuna di queste persone ha trovato a proprio modo una via per continuare a vivere a dispetto del proprio dolore, anche se, sulle prime, si sentiva magari prigioniero di un labirinto di disperazione, e ha deciso di condividere una storia personale con il lettore, o con chiunque pensiate possa trarre ispirazione e motivazione dalla loro esperienza, per trovare così nuove prospettive di vita.

Il curatore, David Pierce, che insieme a sua moglie Judy è il fondatore dell’associazione senza fini di lucro  Friends Along the Road, si occupa dal 1999 di aiuto e sostegno alle persone a lutto, tramite forum dedicati, pagine Facebook e iniziative di vario tipo, allo scopo di offrire a chiunque soffra per la perdita di una persona cara, una sorta di sacro rifugio, un luogo di sosta, anche virtuale, in cui trovare riposo e conforto sulla propria strada.

friends-jpg250Tale missione di vita è stata intrapresa dai coniugi Pierce dopo la morte improvvisa della figlia quattordicenne Lilli, travolta da un auto mentre tornava a casa con gli amici nel tardo pomeriggio di un tragico venerdì del novembre 1999.

L’antologia è edita da For Passion Publishing Company, LLC, diretta dal Dott. Daniel Levine, un’azienda dedita a permettere a chi desideri vedere un proprio libro pubblicato in lingua inglese per passione, ma senza avere le competenze specifiche per farlo, di realizzare il proprio sogno. nautilus-book-rectangle-300x78

“Abbraciata dalla luce” di Betty J. Eadie

Abbracciata dalla luceabbracciata dalla luce, una delle più toccanti esperienze di NDE (o pre-morte) raccontate in un libro, è la storia vissuta da Betty Eadie, figlia trentunenne di un nord-irlandese e di una indiana Sioux purosangue, nel novembre del 1973, a seguito di complicanze insorte la notte successiva a un intervento di isterectomia parziale, dopo aver dato alla luce ben sette figli.

Questo libro, dopo svariati anni di irreperibilità, è stato finalmente ristampato in lingua italiana, con la bellissima introduzione del Dott. Melvin Morse, medico specialista in pediatria e pioniere nella ricerca sulle esperienze di pre-morte riportate dai bambini, che, come lui stesso afferma, non essendo condizionati come gli adulti da aspettative religiose e culturali, le vivono in modo semplice e naturale.

A causa della separazione dei genitori quando aveva quattro anni, Betty, settima di dieci figli, aveva vissuto la propria infanzia in un collegio cattolico, dove aveva appreso dalle suore nozioni del tutto distorte circa l’esistenza di un “dio” terribile, impaziente e vendicativo, specie nei confronti di chi, essendo indiano, non era cresciuto in quella fede. Il suo innocente animo di bimba aveva altresì assorbito da questo contesto (per nulla raro purtroppo, anche ai giorni nostri) anche idee confuse su ciò che ci aspetta dopo la morte, come quella che l’anima dormirebbe nella tomba fino alla fine dei tempi. Nonostante queste nozioni terrificanti, che l’avevano convinta dell’inevitabilità del fuoco eterno dell’inferno, Betty non aveva mai cessato di pregare e di cercare un rapporto con questo “dio” così distaccato.

Durante la notte, Betty entra per alcune ore in uno stato di morte apparente, se così la vogliamo chiamare (visto che il suo stato non è controllato da monitor), per poi tornare miracolosamente alla vita e, dopo alcuni anni di silenzio sull’esperienza vissuta, descrive in un libro tutto ciò che ha visto e udito, e le meravigliose sensazioni sperimentate.

Il suo spirito, come riferisce, aveva in quell’occasione abbandonato il corpo, lasciato la stanza dell’ospedale e, dopo un rapido saluto alla propria famiglia che (inconsapevole di quanto le stava accadendo) si stava preparando per andare a letto, si era inoltrata in un tunnel in fondo al quale splendeva una luce abbagliante.

“Era la luce di Gesù Cristo che volle condurla nell’aldilà, un regno di quiete dove tutti sono felici, ma dove lei non poteva fermarsi perché non si era ancora compiuto il suo destino” recita la sinossi.

Era necessario che tornasse sulla terra e offrisse al prossimo parole di conforto, cosa che Betty farà, nonostante una fase depressiva seguita inevitabilmente al suo ritorno alla vita di tutti i giorni e all’incapacità di spiegarsi o rapportarsi con esso anche a causa della profonda nostalgia che quell’esperienza le aveva lasciato.

Un grande best-seller, un invito ad affrontare i rapporti con gli altri e con Dio in una prospettiva diversa e positiva. Una testimonianza che raccomando a chiunque si interroghi su quanto ci attende dopo questa vita, e soprattutto a chi teme che le informazioni distorte inculcate dalle religioni o dal materialismo sul dopo-vita possano condizionare negativamente il nostro trapasso, specie se siamo persone comuni, persone che in un modo o nell’altro cercano comunque di fare del proprio meglio nella vita di tutti i giorni, sulla base dei valori che sentiamo essere più sani e giusti.

“La crisi della morte” di Ernesto Bozzano

crisi_morteBuon giorno, cari lettori.

Oggi desidero parlare di un libro che considero utilissimo per chiunque si interroghi su cosa avviene nel momento del trapasso, indipendentemente da ciò che ci raccontano le persone che hanno avuto un’esperienza di pre-morte o NDE, persone che cioè sono rimaste clinicamente morte per un periodo di tempo, ma che sono poi tornare alla vita fisica.

È ragionevole ipotizzare che questi episodi, per i quali, come ho avuto modo di precisare qualche giorno fa, esiste tutta una serie di resoconti in italiano consultabili nella Pagina degli Amputati (www.ampupage.it) presentino caratteristiche leggermente diverse dalle esperienze di chi invece, essendo morto in modo “definitivo” ci ha narrato gli eventi tramite comunicazioni medianiche.

Della vita e delle opere di Ernesto Bozzano (1862 – 1943) si parla diffusamente sul sito della Biblioteca Bozzano De Boni al link: http://www.bibliotecabozzanodeboni.it/bozzano.htm.

Un video molto interessante sull’opera di questo grande studioso esiste anche al link:

Il volume, edito per la prima volta da Giuseppe Rocco Editore, Napoli, nel 1930 con il titolo La crisi della morte nelle descrizioni dei defunti comunicanti, è stato successivamente pubblicato da F.lli Bocca Editori nel 1952, ed infine dalla casa editrice Armenia nel 1974 e nel 1998.

Come recita la recensione de’ Il Giardino dei Libri:

In quest’opera, l’autore raccoglie tutte le “rivelazioni trascendentali” con cui gli spiriti dei defunti hanno descritto l’ingresso nella dimensione spirituale che ci attende oltre la soglia dell’esistenza fisica.

Le trenta testimonianze riportate vengono esaminate in uno studio comparato in cui, evidenziando i particolari sui quali concordano gli spiriti comunicanti, si suffraga la loro attendibilità, accreditando un’immagine serena e felice del mondo ultraterreno.

Le narrazioni sono il frutto di comunicazioni ricevute medianicamente nella seconda parte del XIX secolo e nei primi decenni del XX secolo, tutti documentati nella bibliografia fornita dall’autore. Sono confrontati fra di loro in modo critico e razionale, secondo lo stile tipico di questo grande ricercatore.

Consiglio vivamente la lettura di questo testo a chiunque si interroghi sul trapasso e sulle prime fasi dell’esistenza in ambiente spirituale. Le analogie fra i vari resoconti, ma anche le caratteristiche comuni che Bozzano definisce “secondarie”, presentano un quadro della morte completamente diverso dalle idee nebulose che la nostra cultura lascia filtrare nel nostro comune modo di pensare con lo scopo preciso di far sì che la morte rimanga un inesplorabile tabù.

 

Se questo articolo vi è piaciuto e desiderate ricevere aggiornamenti sulle prossime pubblicazioni, Vi prego di inserire di seguito i Vostri dati. Grazie!

Se ci sono invece approfondimenti specifici che gradireste veder trattati in questo blog, Vi prego di scrivermi all’indirizzo giulia.jeary.knap@gmail.com.

“Mai dire addio” di Patrick Mathews

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Mai dire addio. Racconti di un medium in contatto con l’Aldilà è un libro pubblicato in italiano dalla case editrice Venexia nel 2013. Ecco la sinossi del libro:

La fine della vita fisica non significa che dobbiamo cessare il rapporto quotidiano con i nostri cari che sono trapassati.

L’autore, medium dalla fama internazionale, ci spiega tutto ciò, e rivela che questo legame che prosegue attraverso le dimensioni è d’aiuto sia a noi sulla terra che a chi è nello spirito.

Attraverso una raccolta di episodi toccanti, emozionanti e talvolta divertenti di cui è stato protagonista in quanto medium, e a sezioni dedicate alle domande che gli vengono solitamente rivolte sull’aldilà, Mathews risponde ai quesiti più frequenti sui dubbi e le paure che ci poniamo tutti sulla vita oltre la morte.

Egli inoltre spiega come riconoscere le comunicazioni con gli spiriti e a stabilire un collegamento duraturo con chi è trapassato attraverso semplici pratiche e meditazioni.

A queste parole, desidero aggiungere quello che più mi ha colpito di questo testo per buona parte autobiografico. Mathews descrive con parole semplici la sua storia e in particolare il modo in cui si è reso conto di poter esercitare questo contatto con gli spiriti disincarnati. Così facendo, inserisce anche il riferimento alle tecniche da lui scoperte e impiegate per “sintonizzarsi” con il Mondo dello Spirito, fatto che aiuta il lettore a sentire questa comunicazione, non come un talento raro, appannaggio di pochi eletti, ma come un qualcosa di naturale, di ripetibile nella propria vita, tant’è che, per chi comprende l’inglese, Mathews, sul suo sito (http://patrickmathews.com/), propone delle meditazioni guidate volte a favorire e stabilire questo contatto con l’Aldilà.

Infine, tre argomenti importantissimi che Mathews non solo tocca, ma documenta grazie al materiale emerso dalle sue sedute, sono:

– La conferma che manteniamo la nostra identità personale dopo la morte, e i legami d’affetto con i nostri cari, che risultano dopo il trapasso, amplificati.

– Il concetto, emerso già da molte comunicazioni medianiche negli ultimi due secoli, che soggiorniamo dopo la morte in una sorta di ambiente similterrestre ma spiritualizzato, dove tutto ciò a cui tenevamo in terra è presente e fruibile, indipendentemente dall’espandersi della nostra coscienza spirituale dopo il vero e proprio “risveglio” che la morte costituisce.

– Il fatto che NON SIA ASSOLUTAMENTE VERO che, restando in contatto con i nostri cari trapassati impediamo loro di continuare il proprio percorso spirituale, come tante culture ventilano. A questo proposito, vorrei riproporre qui quanto emerge in una delle sedute citate da Methews, in cui un marito defunto (Fred) parla a sua moglie (Linda), dopo averle offerto ottime prove di identificazione personale. Fred invita caldamente sua moglie a non credere a certi libri che le dicono di “lasciarlo andare” per permettergli di fare la propria strada. «Dove vuoi che vada?» chiede Fred a sua moglie. «Linda, devi capire una cosa: tu fai parte del mio paradiso.»

«In questo libro» come si precisa nell’introduzione «scoprirete che non è vero che dovete lasciare andare qualcuno altrimenti lo trattenete dal passare oltre [inglesismo derivante dall’espressione “to cross over”, in parole povere, morire, portato alla ribalta in Italia dalla serie televisiva Ghost Whisperer (N.d.R.)]. Lo spirito dei vostri cari è e continuerà a essere sempre parte della vostra vita, e non sarà necessario alcun congedo da loro».

IN CERCA DI TE

1Questo libro uscirà prossimamente 

A integrazione del suo primo libro, “L’Aldilà è a portata di mano”, l’autrice rafforza ulteriormente il suo invito a prendere atto del fatto che l’Aldilà è un Mondo del quale noi già facciamo parte, e che non ha alcun senso prefiggersi di “lasciare andare” i nostri cari defunti per consentire loro di fare la propria strada, in quanto noi siamo già parte integrante della loro vita, e il nostro amore non può in alcun modo intralciare il loro cammino, ma solo allietarlo.

Il volume, anch’esso imperniato sul concetto che nulla ci separa dai nostri cari se non il dolore, il pregiudizio e la mancanza di aspettativa, si sofferma in apertura in modo particolare sulle dinamiche del lutto: non solo su quello vissuto da chi resta sul piano terreno, ma anche su quello percepito da chi, dopo il trapasso, è testimone a volte impotente del dolore lacerante provocato dalla propria assenza fisica.

Strettamente legato al lutto è l’istinto che ci porta a cercare i nostri cari fra i ricordi fisici che ci legano a loro, trascurando il fatto che essi sono più vivi che mai, non in un qualche luogo misterioso sopra le nuvole, ma proprio qui e ora, accanto a noi, e condividono con entusiasmo i medesimi ricordi che, a causa della nostra cultura, possono per noi essere, al contrario, fonte di grande sofferenza e frustrazione.

Tramite esempi tratti da comunicazioni medianiche, esperienze di premorte e contatti personali, l’autrice esplora ulteriormente le testimonianze che ci descrivono dettagliatamente il Paradiso che ci attende e di cui i nostri cari possono già godere condividendolo con noi, e approfondisce le tecniche che possono consentirci non solo di percepire la presenza dei nostri cari, ma di colloquiare con loro e di godere della loro compagnia, ormai liberi dalle preoccupazioni, malattie, e limitazioni che possano averli condizionati nella vita fisica.

Un cenno particolare è dedicato alle festività, come il Natale, che, lungi dal dover costituire un’occasione di desolazione e smarrimento, possono diventare un momento di comunione speciale con le persone che fisicamente ci sembra di non vedere più, ma che invece ci chiedono con insistenza di poter condividere con noi la loro gioia.

La verità sulla reincarnazione

Conforto e sollievo da un concetto spesso ambiguo. Storia di un pesce rosso

Non siamo costretti a rinascere, almeno nel senso tradizionale attribuito a questo concetto.

Questo è il messaggio di fondo che l’autrice, dall’umile punto di vista che la stessa accomuna simpaticamente a quello di un pesce rosso in una boccia, desidera comunicare al lettore.

Come per il suo precedente libro, dedicato alla comunicazione con i cosiddetti “defunti”, anche in questo caso il testo è il risultato di un profondo lavoro introspettivo basato sull’esperienza personale di viaggiatrice astrale e studiosa della medianità.

Scopo dell’autrice è anche fondamentalmente quello di rassicurare chiunque abbia perso una persona cara che la morte non esiste, che non siamo robottini immessi nostro malgrado in un soverchiante e macchinoso sistema di vite, morti e rinascite al di fuori del nostro controllo, e che nella vita non perdiamo mai di vista i nostri cari, MAI, neanche nelle più buie situazioni esistenziali.

Al contrario, il testo presenta l’uomo quale eroico e potente spirito di luce che ha scelto di sottoporsi in via transitoria a una situazione apparentemente limitante per contribuire con coraggio e abnegazione al Grande Disegno spirituale che ci vede protagonisti.

Ancora una volta l’autrice cerca di dimostrare, con esempi tratti dalla vita di tutti i giorni, che il Mondo dello Spirito non è altro che il nostro mondo, che tutti abbiamo una missione di vita che abbiamo scelto al di là dello Spazio e del Tempo e che questa ci guida sempre, nella quotidianità, anche attraverso le persone e le circostanze che sembrano capitare nella nostra vita per caso.

Pagina dell’autrice: https://www.amazon.com/author/giuliajearyknap

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L’Aldilà è a portata di mano

La medianità è un talento di pochi o esiste per ciascuno di noi la possibilità di rimanere in contatto con le persone care che ci hanno preceduto nel grande viaggio?

Secondo l’autrice, che ha seguito vari corsi sulla medianità professionale ma è anche un’esperta viaggiatrice astrale, tutti possono mantenere i contatti apparentemente interrotti dalla morte del corpo fisico, e molte sono le testimonianze presentate a supporto di questa tesi.

Il testo, tuttavia, prima di illustrare i metodi proposti per perseguire questo scopo, affronta doverosamente il tema del trapasso e della vita dopo la morte secondo le testimonianze pervenuteci da resoconti medianici e dalle affascinanti scoperte di chi, grazie a un’esperienza di premorte, ha avuto l’opportunità di affacciarsi oltre la soglia.

Inoltre, grazie all’esperienza diretta di contatto con i defunti tramite sogni, sogni lucidi, viaggi astrali ed esperienze mistiche vissuti soprattutto nel corso di questi ultimi venticinque anni, l’autrice presenta le proprie conclusioni sul Mondo dello Spirito e su come questo sia direttamente comunicante con il piano fisico, e ne sia anzi nel contempo emanazione ed essenza, nonostante il fatto che nella vita di tutti i giorni tendiamo purtroppo a considerare queste due dimensioni come compartimenti stagni.

Grazie a queste premesse, scopriamo che i nostri cari sono più che mai vicini a noi e desiderosi di rassicurarci, vegliarci e guidarci.

Al di là delle tecniche in sé, che sono alla portata di tutti, il testo si rivela una fonte di grande conforto non solo per chi ha subito una perdita, ma anche per chi, umanamente, si interroga su questo tema che per tanti versi viene purtroppo considerato un grande tabù.

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BOOK TRAILER – L’Aldilà è a portata di mano

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