Blocco dello scrittore? Cinque trucchi per aggirare il problema!

Che si scriva per lavoro o per hobby può capitare di non sentirsi in vena o adeguatamente motivati anche se si è tenuti a rispettare una scadenza o si desidera ardentemente ultimare un progetto.

Ecco cinque trucchi per aggirare la cosiddetta sindrome da pagina bianca.

1) Scoprire quali sono i propri momenti di maggior creatività

Per chi è impegnato in un lavoro di scrittura creativa a lungo termine ed opera per conto proprio, la mancanza di stimoli o scadenze quotidiane potrebbe essere alla radice del problema. È quindi utile cercare di stabilire quali sono i momenti della giornata in cui ci si sente più creativi e anche le circostanze che favoriscono il quieto fluire di tale creatività.

Io per esempio trovo che le primissime ore del mattino sono le migliori perché la mente è riposata e anche perché il silenzio e la quiete di cui posso godere all’alba favoriscono la concentrazione.

2) Creare gradualmente una routine

Sempre per chi scrive per lavoro e manca di stimoli pratici, come potrebbero esserlo delle scadenze quotidiane, creare gradualmente una routine in base alla quale ci si impone di scrivere a ruota libera per un certo numero di minuti (che andranno gradualmente crescendo nel tempo) è un ottimo sistema per creare l’abitudine in base alla quale si andrà a consolidare l’aspettativa di essere capaci di scrivere a comando. Creare una nuova abitudine significa sempre andare metodicamente a sfidare e ad ampliare quella che in inglese si chiama comfort zone, e cioè lo spazio psicologica nell’ambito del quale ci sentiamo a nostro agio perché già ampiamente collaudato. Per esempio potrebbe rientrare nella nostra comfort zone scrivere venti o trenta cartoline di auguri, perché conosciamo i nostri interlocutori, sappiamo cosa farebbe loro piacere leggere e così via.

Scrivere di getto tutto quello che passa per la testa su un argomento per cinque, poi sette, poi dieci, poi venti minuti di seguito, invece, costituisce una sfida graduale, specie se ci imponiamo di non rileggere quello che abbiamo scritto fino alla scadenza del compito che ci siamo imposti.

Infatti, proprio come si allena un muscolo facendo ginnastica, imporsi un numero gradualmente crescente di minuti in cui fare una maratona di scrittura nell’orario che abbiamo stabilito essere il più proficuo ai fini della creatività e della concentrazione, ci allenerà ad acquisire la nuova abitudine.

Nel contempo, staremo anche sfidando il perfezionista che è in noi, perfezionista che in una prima bozza non ha assolutamente voce in capitolo.

3) Cambiare approccio

Che si tratti di scrivere nell’ambito di una routine oppure a titolo occasionale, porsi davanti a un foglio bianco non è necessariamente stimolante. A volte, anche per lo scrittore professionista può insorgere la noia, giungere un momento di empasse o anche sentire il bisogno di staccare e distrarsi facendo qualcos’altro. Tuttavia, se non si trattasse semplicemente del bisogno di una pausa, ma si avvertisse, per un motivo o per l’altro, il bisogno di rompere il ghiaccio sul tema su cui stiamo scrivendo, quello di cambiare approccio potrebbe essere uno stratagemma risolutivo.

Per esempio, usare il proprio smartphone per dettare a ruota libera quello che avremmo altrimenti scritto, potrebbe risultare un ottimo incentivo. Oltretutto, cellulari e tablet offrono oggi l’opzione dettatura, per cui dopo non ci ritroveremmo neanche a dover sbobinare un file audio, ma semplicemente a ritoccare quanto catturato dal dispositivo che abbiamo usato.

Altre opzioni potrebbero essere: scrivere una lista di idee, tracciare una mappa mentale, oppure fare semplice brainstorming (buttare giù quante più idee possibili sull’argomento, senza alcuna censura) prima di tornare al nostro metodo di scrittura abituale.

4) Scegliersi un collega a cui rendere conto e con cui condividere le responsabilità

Sempre nel caso di chi scrive, per lavoro o per diletto, a lungo termine ma in assenza di stimoli quali possono essere per esempio un ambiente di lavoro con relative aspettative in termini di date o addirittura ore di consegna, un ottimo sistema per motivarsi a scrivere può essere quello di scegliere un collega con cui confrontarsi periodicamente e regolarmente (magari una volta alla settimana o magari più spesso), con cui impegnarsi a raggiungere un determinato obiettivo o una determinata serie di obiettivi entro e non oltre una determinata scadenza. A questi impegni che i colleghi prenderanno reciprocamente e di cui dovranno poi rendere ragione potranno alternarsi delle chiacchierate in cui si parla in modo rilassato dei propri obiettivi e ci si scambiano opinioni e consigli.

5) Affidarsi a un revisore

Se proprio non si ha confidenza con lo scrivere ma si desidera portare a termine un progetto personale che abbia un tocco di professionalità, resta comunque l’opzione di affidare il proprio manoscritto a un revisore, amico o freelance, che potrà alleviare la tensione derivante dall’ansia di prestazione e permettere a chi scrive di dedicare il proprio talento ai soli contenuti.

Per esempio, quando ho pubblicato i miei due libri in inglese, nel 2017, non solo ho affidato il brogliaccio a una collega madrelingua, ma ho commissionato l’editing ad un revisore britannico professionista, che ha lavorato fianco a fianco con me, garantendomi alla fine un lavoro di qualità.

Va detto. in ogni caso, che gli errori di percorso sono parte del processo di apprendimento e che quattro occhi sono sempre meglio di due. A questo proposito, ricordo le parole di una mia collega scrittrice, traduttrice ed editor-redattrice che è solita dire che «i refusi sono come la gramigna: si pensa di avere estirpato tutto, e poi si riapre un giorno per caso un libro già pubblicato e immediatamente l’occhio cade su una lettera sbagliata».